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Viaggio in Patagonia del MdL Sergio Vasconi

PATAGONIA

Pace, pecore, cieli immensi, vento, mare, ghiacciai di una bellezza perfetta. Le strade della Patagonia: vengono dal nulla, vanno nel nulla, attraversano il nulla (Bruce Chatwin).

(1° puntata – Storia)

La Patagonia è una regione geografica dell’America meridionale che comprende l’estremità meridionale del continente. Divisa tra Argentina e Cile, ha un’estensione di oltre 900.000 kmq. (comprendendo anche i 48.000 kmq. della Terra del Fuoco), quindi tre volte la superficie dell’Italia, ma con una popolazione di soli 1.740.000 abitanti (secondo l’ultimo censimento nel 2001) e una densità di 2.04 abitanti/kmq.

Il territorio propriamente detto della Patagonia è delimitato geograficamente ad ovest  dalle Ande, a nord dal corso del fiume Rio Negro (tra 39° e 41° di latitudine sud), ad est dall’ Oceano Atlantico e a sud dallo Stretto di Magellano che separa la Patagonia dal cono estremo dell’America del Sud, costituito dalla provincia argentina della Terra del Fuoco, Antartide ed Isole dell’Atlantico del Sud e dalla regione cilena della Terra del Fuoco. Ne consegue che la Terra del Fuoco separata dal resto del continente sud-americano dallo stretto di Magellano è una immensa isola.

In senso lato  può essere considerata come Patagonia cilena anche la lunga striscia di territorio e tutte le isole comprese ad ovest delle Ande tra la stessa catena montuosa e l’Oceano Pacifico a sud del 43° parallelo  (Provincia di Palena e Regione di Aysen).

La Patagonia è suddivisa politicamente in quattro province appartenenti all’Argentina ed in una regione appartenente al Cile:

Argentina:

Cile:

Nelle aree della Patagonia e della Terra del Fuoco hanno convissuto nel passato quattro diverse etnie con distinti idiomi e diversa distribuzione geografica:

  • Aònikenk (Tehuelches): furono nomadi e cacciatori di terra di grande statura. La leggenda narra che Magellano, vedendo le considerevoli dimensioni delle impronte dei loro piedi, dette loro il nome di Patagoni (patas = zampe). Da qui deriva il termine “Patagonia” per indicare la regione da essi abitata. Si spostavano alle falde delle Ande, nelle pianure argentine arrivando a nord fino a S. Carlos de Bariloche (41° di latitudine sud) e poi dopo l’addomesticamento dei cavalli, introdotti dagli spagnoli nel XVIII secolo e che si riproducevano naturalmente nella pampa, scendendo lungo il corso dei fiumi arrivarono fino all’Oceano Atlantico. A causa della perdita del nomadismo e a causa delle malattie introdotte dai bianchi questa etnia si è estinta.
  • Selk’nam (Onas): cacciatori di terra, abitarono nella pampa della Terra del Fuoco, dove arrivarono 10.000 anni fa durante il periodo glaciale, quando la Terra del Fuoco era collegata al continente. Avevano gli stessi costumi degli Aònikenk, ma si erano adattati al clima più rigido di quel territorio. Quando i loro territori furono occupati dai bianchi, giunti per sfruttare le miniere d’oro e intraprendere l’allevamento del bestiame, furono crudelmente perseguitati e sterminati in cacce organizzate dagli imprenditori delle miniere e da bande di assassini professionisti che venivano pagati per un paio di orecchie tagliate.
  • Yamanas (Yaganes): Furono nomadi di mare (con canoe) che vivevano intorno al Canale di Beagle, quindi alla fine della Terra del Fuoco. L’etnia si è anch’essa estinta per le malattie importate e per l’alcool.
  • Kawéskar (Alacalufes): Furono nomadi di mare (con canoe) e cacciatori di foche e di leoni marini, pescatori di pesce e di molluschi. Abitavano nelle zone estreme più fredde delle isole della Terra del Fuoco battute da piogge di 400 mm. all’anno, venti d’uragano e acque gelide provenienti dai ghiacciai. Ne sopravvivono ancora alcuni.

Alcune ricerche archeologiche hanno datato la presenza dell’uomo nella regione ad almeno 13.000 anni fa, anche se la data più certa sembra essere intorno a 10.000 anni fa. La presenza di ghiacciai nella regione e di grandi corsi d’acqua e laghi derivanti dalla fusione dei ghiacci  avrebbe reso particolarmente difficile l’insediamento umano in quei tempi. La regione sembra essere stata abitata stabilmente da 10.000 anni da varie culture che si sono susseguite nel tempo e la cui storia non è stata ancora studiata a fondo. Sono state condotte molte campagne di scavo, tra le quali quelle nella Cueva del Milodón, nella Provincia di Última Esperanza – Regione di Magallanes (Patagonia cilena) e quelle presso Tres Arroyos, nella Terra del Fuoco, i cui ritrovamenti sostengono queste date. Focolari, pietre lavorate e resti animali, ritrovati ad est delle Ande, sono stati datati 9.400-9.200 anni fa.

In particolare nella Cueva del Milodòn (Grotta del Milodonte), alta 30 m., larga 80m. e lunga 200 m.,  nel 1896 furono trovati pezzi di pelle in buono stato di conservazione, ossa, peli ed escrementi di un animale preistorico chiamato “Milodonte”, animale che venne ricostruito nelle dimensioni naturali all’ingresso della caverna.

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La Cueva de las Manos Pintadas (Grotta delle Mani Dipinte) è un luogo famoso nella provincia di Santa Cruz, Argentina. Si tratta di una caverna alla base di una parete rocciosa nella quale sono state ritrovate pitture a parete, specialmente immagini in negativo di centinaia di mani, datate intorno agli 8.000 anni e fatte dai cacciatori del tempo. Altri esempi analoghi si possono osservare in Cile a Cerro Castillo nella regione di Aysén.

Circa 1000 anni fa agricoltori Mapuche oltrepassarPICT0014ono le Ande da occidente, provenendo dal Cile e, attraverso le pianure orientali, arrivarono all’estremo sud. La loro abilità tecnologica li portò a dominare le altre popolazioni della regione in breve tempo ed oggi costituiscono la comunità indigena più importante.

La Patagonia deve essere stata vista per la prima volta dagli europei nel 1520, con la spedizione di Fernando Magellano, che nel suo passaggio lungo il litorale ha dato nome a molte delle zone più caratteristiche.

Nella seconda metà del XVIII secolo seguirono delle esplorazioni scientifiche, ma furono soprattutto due spedizioni idrografiche negli anni 1826-1836 lungo le coste, alla seconda delle quali sulla nave Beagle sotto il comando di Robert Fitz Roy partecipò Charles Darwin, che ampliarono la conoscenza della regione. Darwin passò molto tempo nello studio delle zone interne della Patagonia, accompagnandosi nelle sue spedizioni ai gauchos del Rio Negro e unendosi a Fitz Roy in una spedizione di 320 km. lungo il corso del fiume Santa Cruz.

Seguendo le istruzioni del Generale Bernardo O’Higgins Riquelme, il presidente cileno Manuel Bulnes inviò nel 1843 una spedizione nello stretto di Magellano che prese possesso dello stretto  e delle terre circostanti fondando, su un colle dominante lo stretto, Fuerte Bulnes: il forte costruito tutto in legno era protetto dalle incursioni degli indigeni Onas da palizzate e da cannoni. La spedizione era giunta sulla Goletta Ancud al comando del capitano Juan Williams con un equipaggio di 23 persone, incluse due donne. Era iniziata la colonizzazione della Patagonia del sud!  Cinque anni più tardi, il governo cileno spostò l’insediamento  verso la posizione attuale di Punta Arenas, (attuale capoluogo della Regione di Magallanes),  circa 80 km. più a nord, sempre sulle rive dello Stretto di Magellano, diventando il più vecchio insediamento permanente nella Patagonia del sud. La creazione di Punta Arenas fu strategica per la dominazione da parte del Cile dello stretto di Magellano.

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Nella metà del XIX secolo le nuove nazioni indipendenti di Argentina e Cile  iniziarono una fase aggressiva di espansione verso il sud, anche nei confronti e a scapito delle popolazioni indigene.

Nel 1870 la Conquista del Deserto fu una campagna discutibile condotta dal governo dell’Argentina, eseguita principalmente dal Generale Julio Argentino Roca, per sottomettere o per sterminare le popolazioni autoctone del sud. Dalla metà del 1880 gli obiettivi della campagna erano stati, in gran parte, realizzati.

I missionari ed i coloni europei arrivarono nel XIX e nel XX secolo, insieme ad una comunità di lingua gallese che si insediò della valle de l Chubut. Durante i primi anni del XX secolo, il confine  fra Argentina e Cile della Patagonia venne fissato con la mediazione britannica, ma ha subito, da allora, molte modifiche e vi è ancora una linea (di 50 chilometri) dove il confine non è stato stabilito (Hielos Continentales, la terza superficie al mondo per estensione di ghiacci dopo Antartide e Groenlandia).

Fino al 1902, la maggior parte della Patagonia è stata abitata da Chilotes (Cileni) che lavoravano nell’allevamento del bestiame. Dopo il 1902, una volta definiti i confini, molti Chilotes sono stati espulsi dal territorio dell’Argentina. Questi operai hanno fondato il primo insediamento cileno a Balmaceda in quella che è ora la Regione di Aysén (Cile).

Mancando di buoni pascoli dal lato cileno coperto da foreste, i nuovi immigrati diedero fuoco alle foreste con incendi che durarono più di due anni. E’ questo il motivo per cui in molte aree della Patagonia cilena si incontrano ancora dopo 100 anni i resti di foreste date alle fiamme per creare nuovi pascoli.

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MdL Sergio Augusto Vasconi

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